Saturday 23 july 2011 6 23 /07 /Lug /2011 18:26

A mio Padre nel centenario della sua nascita

Giovanna Maria Dore

Ittiri, dicembre 1975

 

Ai compagni ed agli amici che hanno conosciuto Angelo Dore, a quanti hanno con Lui lottato e sofferto per combattere il fascismo e per il Socialismo, a quanti ancora oggi combattono, soffrono e spesso muoiono per gli ideali di libertà,democrazia e Socialismo, è dedicata questa opera in versi di Angelo Dore.

Angelo Dore è nato a Ittiri (Sassari) il 26 dicembre 1875, è morto a soli sessant' anni il 2 giugno 1936.

Fin dalla giovinezza abbracciò l' ideale socialista diventandone subito non soltanto tenace assertore ma attivo propagandista, impegnadosi nella diffusione di quegli ideali e nella attività di trovare nuovi proseliti.

Questo suo impegno, che fu piuttosto dedizione e missione, lo portò subito ad una situazione insostenibile e al tempo stesso entusiasmante. Egli trovò subito compagni e seguaci fra le perosne più illuminate e fra i lavoratori oppressi nella oibertà e nella dignità, ma trovò anche molti nemici che temevano che i nuovi ideali potessero ridurre il loro potere e potessero spezzare le catene dell' oppressione politica ed economica.

Nè gli ostacoli, nè le difficoltà, nè i nemici personalipoterono ridurre al silenzio Angelo Dore e non ne poterono pure fiaccare o indebolire la volontà e l' entusiasmo.

Egli, con la Sua travolgente parola e con la Sua forza di persuasione, si conquistò la stima e la fiducia dei Suoi compaesani. Riuscì ad introdurre e a diffondere nel suo paese natale gli ideali socialisti facendo numerosi proseliti ed alla fine facendo della Sua Ittiri uno degli esempi più vivi della presenza socialista in Sardegna.

La Sua attività, la Sua perseveranza, la certezza di volere il bene e l' emancipazione del popolo ittirese ed in particolare della classe operaia gli conquistarono la simpatia popolare ed i Suoi compaesani lo vollero Sindaco di Ittiri.

Ricoprì questa carica dal 1918 al 1922 fino a quando le forze reazionarie che avrebbero dato il potere al fascismo lo condannarono a cinque anni di confino che scontò in varie località fra le quali Bari e Matera.

Il fascismo, successivamente impadronitosi del potere pubblico, Lo perseguitò e Lo incarcerò tentando di ridurlo al silenzio e di fiaccarlo nel corpo e nello spirito. Ma contro la nobiltà del Suo animo e la forza delle Sue idee niente potè la violenza sicchè anche di Lui si potrà dire "uccidete l' uomo, ma l' idea che è in me non muore".

Di totoi fadda
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Saturday 23 july 2011 6 23 /07 /Lug /2011 17:39

 

 

la-chiesa-del-carmelo-antica.jpg

 

  (fonte: Associazione Sardi di Trieste)


Quando scoppiò la Prima Guerra  Mondiale (1915-18), molti pensarono alla profezia di “Emmanu Zuseppe”, un frate laico rimasto a Ittiri dopo la cacciata dei francescani in seguito alle leggi eversive del 1855 e del 1866, questo andava sempre dicendo: “S’iscuru a chie s’acciapada assu 15” .

Numerosi ittiresi risposero alla chiamata, molti non tornarono ed i loro nomi si trovano tuttora scolpiti nel marmo della torre loro dedicata ai piedi del campanile del convento francescano.

Prima che la guerra terminasse, la popolazione di Ittiri fu decimata dalla “Spagnola”, una forma influenzale che in pochi giorni, data l’insufficienza della medicina, portava alla tomba. Ne morirono tanti che i falegnami non facevano in tempo a preparare le bare, infatti, molti furono interrati avvolti in lenzuola e perfino entro grandi cassetti di guardaroba.

Subito dopo la guerra si ricominciò con la lotta dei partiti in un periodo di libertà, finché con l’avvento del fascio tale libertà venne meno completamente. Le camicie nere facevano bere l’olio di ricino ai più rivoltosi, rinchiudendoli molte volte nei tombini. Questo fu un periodo tristissimo della storia di Ittiri per le prepotenze dei fascisti e di alcune famiglie che, d’accordo con un esponente della vita politica cittadina, avevano assoldato un bandito di Cossoine, un certo “Oneddu”, per disfarsi dei loro nemici.

In questo periodo, risalta l’attività di Angelo Dore, fabbro dalle forti braccia, dalla dialettica sagace e trascinatore di folle, instancabile figura di diffusione dei principi del nascente socialismo e sindaco di Ittiri dal novembre 1920 al febbraio 1923. La figura di quest’ittirese è molto controversa, i compagni di partito lo hanno esaltato come gran pensatore, come scrittore, come uomo politico; gli avversari lo hanno infangato ingiustificatamente, attribuendogli accuse che certamente non meritava, come i tanti pettegolezzi sorti intorno a lui. In realtà era un grande uomo intelligente ed ebbe un ruolo importante per la politica sarda negli anni del pre-Fascismo.

Molti affermano che nonostante il nome, non fu un angelo ma, a ben guardare, alla base di questo giudizio non c’è che l’odio che l’appartenenza a partiti opposti comporta. Si vide che Angelo Dore resisteva, fermo con le sue idee si opponeva a quelle del fascismo, a lui, a differenza di molti altri, l’olio di ricino poteva svuotargli il corpo ma non la mente, riteneva giuste le sue convinzioni ed allora fu accusato dagli avversari politici.

Nel lavoro, da buon socialista, egli vide il suo più alto ideale e dedicò a lui gran parte delle sue energie che, unite al profondo spirito di iniziativa, gli ottennero un’agiata posizione economica.

Come studioso fu un mediocre autodidatta, soggetto quindi alla limitazione che nella maggior parte dei casi, la cultura autodidattica, essenzialmente parziale, comporta. La sua opera “S’impostura clericale”, un opuscolo in versi dialettali con una lunga introduzione ugualmente in dialetto, non ha gran valore perché molti degli argomenti che egli mette alla base del suo anticlericalismo, sono facilmente confutabili con un più approfondito esame degli stessi testi dai quali egli attinse. Dall’opuscolo possiamo capire che, contrariamente a quanto molti pensano, Angelo Dore non era ateo ma solamente acceso anticlericale. Era nato il 26 dicembre 1875, morì il 2 maggio 1936 all’età di 60 anni.

Di Totoi Fadda
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La Polemica in versi

(fonte: Ichnussa)


Angelo Dore

(Ittiri 1875 - 1936)

 

Angelo Dore di Ittiri intervenne direttamente nella polemica apertasi tra Antonio Chessa di Portotorres e A.D. Migheli di Osilo a seguito della pubblicazione nel 1873 dell’opuscolo del Chessa “Sa vista de s’inferru”.

Dopo le accuse del Migheli (“Sa Satira Critica” e “Poemette criticu”) e le difese di Antonio Cocco di Bonorva (“Sa buglia noa”) e di Giovanni Farris di Usini (“Poesias criticas”), vi fu l’intervento di Peppeddu Cau con l’intento di dirimere la polemica e operare una sorta di pacifico superamento delle relative posizioni mediando tra le due parti. Il Farris però non riconobbe al Cau il ruolo di giudice e mediatore e gli rivolse dure e pesanti accuse.

E’ a questo punto che si inserisce Angelo Dore che, con un opuscolo pubblicato nel 1909 dal titolo “S'Impostura Clericale” cerca di difendere il Cau dalle accuse del farris.

Il Dore, impegnato in politica, fu attivista  e convinto assertore degli ideali socialisti, ricoprì anche la carica di sindaco di Ittiri dal 1918 al 1922. Questa sua attività però gli alienò le simpatie del nascente movimento fascista che non esitò a perseguitarlo ed imprigionarlo per ritorsione. Morì a soli sessant'anni nel 1936.

S'Impostura Clericale è un vero e proprio manifesto politico: la prefazione occupa quarantadue lunghe pagine dell'opuscolo; una Annotazione a metà dell'opera si dilunga per altre trenta pagine; una Lista delle eresie e delle invenzioni umane adottate dalla chiesa, infine, si estende per ulteriori undici pagine. Alternati ai capitoli in prosa, i canti in poesia: Intrende in s' argumentu (Duas peraulas a Giuanne Farris s'Usinesu); Cristos segundu sa leggenda biblica ei sos suos rappresentantes in terra; Sa cadena de sos Pabas de fronte a sa matessi istoria; Su liberu pensamentu de fronte a sos dogmas sacros sustesos dae su poeta Giuanne Farris.
L'argomento è la difesa delle Dezisiones di Peppeddu Cau, ma anche, e soprattutto una veemente accusa al clero, al papato e alla Chiesa cattolica. Con certosina scrupolosità Dore elenca i misfatti dei vari Papi e le pratiche religiose, da loro introdotte nel corso dei secoli, che non avrebbero riscontro nelle prescrizioni evangeliche.
Dal complesso dell' opera traspare l'aspirazione ad una società improntata agli ideali dell'uguaglianza socialista.
Il duro attacco, tuttavia, ha ad oggetto solo le idee, non le persone. E Angelo Dore ci tiene a sottolinearlo: "Solu iscopu de su presente trattadu est de criticare generalmente s'idea religiosa e pulitiga de su 'Clericalismu', manifestende su massimu rispettu pro sas personas a cale si siat classe ch'appartenzana in religione e in pulitiga."

 

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